Cascata di Capo Rio – percorso

“Capo Rio” è il nome della zona dove scorre il torrente “Rio”, nei pressi del paese di Collepardo, che precipita in una cascata immersa nel bosco. Nell’archivio di Collepardo del ‘600 è citata una strada antica, denominata “Marsicana”, che partiva dalla valle del Cosa, saliva per gli Ernici, scendeva nella Marsica; la strada passava nei pressi di Capo Rio. Questa strada era usata da carovane, pastori (che spostavano greggi), contrabbandieri, e anche per i pellegrinaggi: da vari luoghi (tra cui Alatri) verso la Certosa di Trisulti e Madonna delle Cese.Attorno a Capo Rio si tramandano storie di “cercatori d’oro”: si dice che in passato, persone abbiano cercato oro nel torrente Rio, con scarsi risultati. L’ultimo (documentato) avrebbe trovato meno di un grammo nel 1944. C’è la presenza di luoghi e strutture religiose o devozionali legate al percorso che passa per la zona, per esempio le cappelle, le processioni, la tradizione dei pellegrinaggi su e giù per la zona montana, facendo tappa anche vicino al ponte, al “Porta Laduna” etc. Alcune tradizioni parlano di “Porta Laduna”, un passaggio nella roccia che avrebbe preso nome da un “generale francese Laduno” che secondo la memoria locale sarebbe sceso con un esercito nella zona, ucciso da un giovane con la fionda. Queste storie sono legende popolari piuttosto che documenti storici verificati, ma un po’ di colore non guasta.Le cascate si trovano in un ambiente montano (Monti Ernici), con substrato prevalentemente calcareo. Il torrente Rio, come altri corsi d’acqua della zona, nel tempo ha scavato gole, valloni, modellato il paesaggio, contribuendo alla formazione delle cascate. Scarica il file *pdf Note tecniche Sentiero LH7 Altitudine 946 m Lunghezza 5 km giro ad anello Dislivello Positivo 266 m Dislivello Negativo 266 m Difficoltà Facile Durata 2:45 h soste escluse A chi è rivolta Tutti Presenza di acqua Sì, fontana luogo di partenza Luogo di ritrovo Chiesa della Santissima S.S. Flora Carpino Nero- Cerro – Leccio Fauna Capriolo – Aquila Reale – Istrice – Tasso Gruppo montuoso di appartenenza Monti Ernici Punti di interesse limitrofi Certosa di Trisulti – Pozzo D’Antullo – Valle dei Santi Criticità del percorso Primo tratto, leggermente dissestato Periodo dell’anno preferito Tutto l’anno Note Il percorso è definito LH, sta ad indicare Lazio Handicap, un sentiero per tutti.
Civita-Collepardo – Percorso storico

L’anello di Macchia Moretta si sviluppa lungo l’antica viabilità che, un tempo, collegava la montagna alla pianura per le vie della transumanza, i fondi rurali all’abitato, i territori di confine attraverso i sentieri che risalivano i versanti montani. Queste antiche strade per lo più dimenticate con l’abbandono delle attività legate ai campi, alla montagna e alla pastorizia, mettono in relazione i borghi con il paesaggio circostante e rappresentano oggi un patrimonio unico attraverso il quale scoprire e conoscere il territorio, la sua storia e la comunità che lo abita. Con il progetto Edugreen vogliamo valorizzare questo patrimonio in chiave inclusiva coinvolgendo tutti nel processo di riscoperta e recupero. Macchia Moretta è l’antico toponimo con cui si indicava la macchia di Vico nel Lazio che copre la parte orientale del territorio comunale al confine con il comune di Collepardo. Ci troviamo a circa 750 m s.l.m. alle falde dei monti Monna (1951 m) e Rotonaria (1753 m) nella catena dei Monti Ernici. Il nome deriva da ‘mòrétta’, la forma dialettale del muretto a secco (cfr. Aggiunte e postille al Vocabolario del dialetto di Vico nel Lazio di S. Jacobelli, 2024). I muretti a secco che caratterizzano questo paesaggio venivano costruiti con pietre prese in loco senza uso di leganti o malte. Queste opere a secco non solo delimitavano i confini dei fondi ma avevano l’importante funzione di trattenere il suolo ed evitarne l’erosione. I muretti di Macchia Moretta sono particolari per le pietre utilizzate. Le rocce della zona, che si osservano percorrendo l’anello, sono delle brecce cementate, dei conglomerati di frammenti di roccia spigolosi che ci raccontano come si è formata l’area tantissimo tempo fa. Se si osserva da lontano, la Macchia di Vico si presenta come un leggero declivio spianato ai piedi del monte Monna delimitato ad est dalla Valle del Rio. Questa superficie non è altro che un gigantesco paleoconoide, un accumulo abbondante di detriti trasportati dalle antiche acque di erosione lungo il versante del Monte Monna. Sopra questi detriti cementati è cresciuto un bosco dominato dalle querce (cerri e roverelle). La Macchia è stata gestita per tanto tempo dalla Comunità di Vico principalmente per produrre frutti (ghiande e castagne) ed anche per il taglio di legna in caso di bisogno. Il bosco veniva dato in affitto a privati con contratti che stabilivano precise modalità di uso. I proventi dell’affitto erano fondamentali per le finanze comunali. Lungo quella che oggi è la pista ciclopedonale, passava la principale via di comunicazione con l’Abruzzo. La Via Marsicana era una importante via di transito che attraverso i secoli ha collegato questi territori di confine in continua evoluzione. Scarica il file *pdf Note tecniche Sentiero LH8, LHT4 CAI Altitudine 826 m Lunghezza 3,9 km solo andata Dislivello Positivo 250 m Dislivello Negativo 250 m Difficoltà Facile Durata 3 h A chi è rivolta Tutti Presenza di acqua Sì Luogo di ritrovo Collepardo Giardinetti Flora Faggio-Leccio-Tasso Fauna Cinghiale, Capriolo, Istrice, Tasso, Faina Gruppo montuoso di appartenenza Monti Ernici Punti di interesse limitrofi Ponte dei Santi-Certosa di Trisulti-Eremo San Domenico Criticità del percorso Nessuna Periodo dell’anno preferito Tutto l’anno Itinerario realizzato in collaborazione con
Valle dei Santi – percorso

La Valle dei Santi è il nome che viene dato all’area circostante l’abbazia, un luogo immerso nel verde e nelle montagne, ricco di leggende e tradizioni popolari. Secondo alcune fonti storiche, l’area avrebbe ricevuto il nome proprio per il suo legame con la vita spirituale e ascetica dei monaci, che avevano scelto la valle come luogo di rifugio e preghiera. Si narra che nei secoli siano stati tanti i santi, i mistici e gli eremiti che abbiano vissuto o soggiornato in questa valle. Nel corso dei secoli, l’area circostante l’abbazia è stata oggetto di pellegrinaggi e visite di devoti, che cercavano pace e conforto spirituale. Oltre all’abbazia, ci sono vari eremi e piccole cappelle sparse per la valle, alcune delle quali sono ancora visibili. Oggi la Valle dei Santi di Trisulti è una meta ambita per gli amanti della natura, della spiritualità e della storia. È una zona ideale per escursioni, passeggiate nel bosco, e per chi vuole immergersi in un’atmosfera di quiete e riflessione. Il paesaggio montuoso e il verde lussureggiante offrono un’ambientazione perfetta per chi cerca tranquillità, ma anche per chi è interessato alla storia religiosa e monastica. Scarica il file *pdf Note tecniche Sentiero LH8, LHT4 CAI Altitudine 718 m Lunghezza 8 km Dislivello Positivo 232 m Dislivello Negativo 232 m Difficoltà Facile Durata 3 h A chi è rivolta Tutti Presenza di acqua Sì Flora Boschi di faggio e carpino Fauna Volpe-Faina-Lupo-Cervo-Aquila Gruppo montuoso di appartenenza Monti Ernici Criticità del percorso Nessuna Periodo dell’anno preferito Tutto l’anno
Un balcone sulla Certosa – percorso

Vado di Porca è una valle/sella di montagna situata nei pressi della Certosa di Trisulti e rappresenta uno dei punti di incrocio dei sentieri CAI della zona.Il nome deriva dal termine antico “vado” = punto di passaggio tra due versanti, e “porca” (o “porcile”) che indicava una zona un tempo usata per la pastorizia suina o semplicemente una valle stretta, fangosa o difficilmente praticabile. · È un punto di passaggio molto usato dagli escursionisti che percorrono i sentieri 608, 609 e 610 nei Monti Ernici. Si trova in un’area boscosa, ricca di faggi, uno degli ambienti tipici della fascia montana. È vicino a luoghi noti come: Certosa di Trisulti, Valle dei Santi, Fonte Fiume, il percorso che porta verso Rotonaria, Monte La Monna e il Cristo degli Ernici. Si tratta di un crocevia naturale che permette di passare da Trisulti verso le parti alte degli Ernici. È spesso citato come punto notevole per: camminate ad anello da Trisulti, percorsi verso Rotonaria e Monna l’accesso al 609 che porta al Cristo degli Ernici, collegamenti verso Prato di Campoli. Scarica il file *pdf Note tecniche Sentiero 608 CAI Luogo di partenza Certosa di Trisulti Altitudine 1196 Lunghezza 6,7 km A/R Dislivello Positivo 540 m Dislivello Negativo 540 m Difficoltà Facile Durata 2:30 h A chi è rivolta Tutti Presenza di acqua Inizio sentiero Certosa di Trisulti Luogo di ritrovo Certosa di Trisulti Flora Faggio-Leccio-Tasso Fauna Lupo, Cinghiale, Capriolo, Istrice, Tasso, Faina, Aquila Reale Gruppo montuoso di appartenenza Monti Ernici Criticità del percorso Nessuna Punti di interesse limitrofi Eco Museo Collepardo-Pozzo D’Antullo-Grotte di Collepardo Periodo dell’anno preferito Tutto l’anno
Macchia Moretta – Percorso inclusivo

L’anello di Macchia Moretta si sviluppa lungo l’antica viabilità che, un tempo, collegava la montagna alla pianura per le vie della transumanza, i fondi rurali all’abitato, i territori di confine attraverso i sentieri che risalivano i versanti montani. Queste antiche strade per lo più dimenticate con l’abbandono delle attività legate ai campi, alla montagna e alla pastorizia, mettono in relazione i borghi con il paesaggio circostante e rappresentano oggi un patrimonio unico attraverso il quale scoprire e conoscere il territorio, la sua storia e la comunità che lo abita. Con il progetto Edugreen vogliamo valorizzare questo patrimonio in chiave inclusiva coinvolgendo tutti nel processo di riscoperta e recupero. Macchia Moretta è l’antico toponimo con cui si indicava la macchia di Vico nel Lazio che copre la parte orientale del territorio comunale al confine con il comune di Collepardo. Ci troviamo a circa 750 m s.l.m. alle falde dei monti Monna (1951 m) e Rotonaria (1753 m) nella catena dei Monti Ernici. Il nome deriva da ‘mòrétta’, la forma dialettale del muretto a secco (cfr. Aggiunte e postille al Vocabolario del dialetto di Vico nel Lazio di S. Jacobelli, 2024). I muretti a secco che caratterizzano questo paesaggio venivano costruiti con pietre prese in loco senza uso di leganti o malte. Queste opere a secco non solo delimitavano i confini dei fondi ma avevano l’importante funzione di trattenere il suolo ed evitarne l’erosione. I muretti di Macchia Moretta sono particolari per le pietre utilizzate. Le rocce della zona, che si osservano percorrendo l’anello, sono delle brecce cementate, dei conglomerati di frammenti di roccia spigolosi che ci raccontano come si è formata l’area tantissimo tempo fa. Se si osserva da lontano, la Macchia di Vico si presenta come un leggero declivio spianato ai piedi del monte Monna delimitato ad est dalla Valle del Rio. Questa superficie non è altro che un gigantesco paleoconoide, un accumulo abbondante di detriti trasportati dalle antiche acque di erosione lungo il versante del Monte Monna. Sopra questi detriti cementati è cresciuto un bosco dominato dalle querce (cerri e roverelle). La Macchia è stata gestita per tanto tempo dalla Comunità di Vico principalmente per produrre frutti (ghiande e castagne) ed anche per il taglio di legna in caso di bisogno. Il bosco veniva dato in affitto a privati con contratti che stabilivano precise modalità di uso. I proventi dell’affitto erano fondamentali per le finanze comunali. Lungo quella che oggi è la pista ciclopedonale, passava la principale via di comunicazione con l’Abruzzo. La Via Marsicana era una importante via di transito che attraverso i secoli ha collegato questi territori di confine in continua evoluzione. Scarica il file *pdf Note tecniche Sentiero Nuova mappatura Progetto EDUGREEN “Sentiero Inclusivo” Altitudine 818 m Lunghezza 2,3 Km Dislivello Positivo 66 m Dislivello Negativo 66 m Difficoltà Facile Durata 1:30 h A chi è rivolta Tutti (percorso inclusivo) Presenza di acqua Metà percorso “Fontana Beccaccia” Luogo di ritrovo VICO – Fontana La Macchia Flora Qurcia-Leccio-Carpino Fauna Istrice – Cinghiale – Volpe Gruppo montuoso di appartenenza Monti Ernici Criticità del percorso Nessuna Punti di interesse limitrofi Vico nel Lazio-Borgo Medievale Periodo dell’anno preferito Tutto l’anno Note Nuova mappatura Progetto EDUGREEN “Sentiero Inclusivo”, adatto a tutti. Itinerario realizzato in collaborazione con
Badia di S.Sebastiano – Percorso

Le prime notizie ci vengono da San Gregorio Magno che ne parla a proposito della vita di San Benedetto. La sua storia comincia tra la fine del V e l’inizio del VI sec. dell’era volgare quando il Prefetto delle Gallie, Liberio donò quella che era una sua villa nel territorio di Alatri, al monaco Servando, capo di una comunità di monaci. Gregorio Magno se ne è interessato perché, ancora vivo San Servando, le Badia accolse San Benedetto che qui fece tappa nel suo viaggio da Subiaco a Montecassino Nel 528 ; qui trasse probabilmente ispirazione per la sua regola monastica. “Ora et Labora”. Di questo periodo rimangono un tratto di muro, parte delle cantine e una importantissima scoperta : una tomba del VI secolo. Nel 1233 fu affidato alle suore clarisse (ordine delle “Damianite di Santa Chiara”), che lo abitarono per un lungo periodo. Nel corso dei secoli è passato in proprietà diverse, è stato abbandonato e restaurato più volte. Attualmente è proprietà privata in parte, ma è visitabile . L’edificio conserva elementi del VI secolo (resti di mura originarie, parti delle fondamenta, una tomba del VI secolo con due salme) . Ha avuto ampliamenti e rifacimenti nel corso del tempo, soprattutto nel XIII secolo, periodo in cui la chiesa venne decorata con pitture murali che raffigurano scene della vita di Cristo e della Madonna. Ci sono parti come il refettorio, la sala capitolare, il chiostro, l’oratorio, etc. Alcuni ambienti hanno volte a costoloni, crociera, decorazioni medievali, trifore romaniche e eccellente testimonianza dei resti di un acquedotto. La Badia è proprietà privata, divisa in porzioni. C’è stato interesse a valorizzarla (come tappa della “Via Benedicti”, progetto che rievoca il viaggio di San Benedetto). Scarica il file *pdf Note tecniche Sentiero Via delle Abazie Altitudine 469 mt Lunghezza 6 km A/R Dislivello Positivo 10 mt Dislivello Negativo 110 mt Difficoltà Facile Durata 3 h A chi è rivolta Tutti Presenza di acqua Fontanile lato Badia Luogo di ritrovo De Vita Beata Flora Carpino Nero- Cerro – Leccio – Rosa Canina Fauna Istrice – Cinghiale – Volpe Gruppo montuoso di appartenenza Monti Ernici Criticità del percorso Nessuna Punti di interesse limitrofi Acropoli di Alatri – Centro storico di Veroli Periodo dell’anno preferito Tutto l’anno
L’orma del dinosauro – Percorso

Un’escursione nei boschi degli Ernici verso la dolina carsica di Rotonaria, una delle montagne più note dei Monti Ernici, dominata da una dolina (o depressione carsica) di grandi dimensioni, una caratteristica tipica dei rilievi calcarei appenninici può portare non solo belle viste panoramiche e ambienti naturali di grande valore, ma anche a scoprire tracce del passato remoto della Terra. Una impronta fossile attribuita a un dinosauro tridattilo. Questa impronta è stata ritrovata nella roccia di una piccola grotta nei pressi del Monte Rotonaria, chiamata La Grotta della Mano, una formazione geologica che nella sua forma, offre l’idea di una mano, ed è un segno paleo-naturalistico di epoche geologiche remote. Una esperienza che mescola natura, geologia e paleontologia. Scarica il file *pdf Note tecniche Sentiero 607 CAI Altitudine 980 m Lunghezza 8,9 km Dislivello Positivo 478 m Dislivello Negativo 478 m Difficoltà Facile Durata 4 h A chi è rivolta Tutti Luogo di ritrovo Fontana La Macchia Flora Faggio-Leccio-Tasso Fauna Cinghiale, Capriolo, Istrice, Tasso, Faina Gruppo montuoso di appartenenza Monti Ernici Criticità del percorso Nessuna Punti di interesse limitrofi Pozzo D’Antullo-Collepardo-Eco Museo Periodo dell’anno preferito Tutto l’anno
Il Cristo degli Ernici – Percorso

Punto di partenza la Certosa di Trisulti, si cammina fino all’incrocio col sentiero 608 per Rotonaria-Monna poi si svolta a destra sul 609 verso il Cristo degli Ernici . Il sentiero offre una equilibrata alternanza tra pietrisco e rocce con il bosco. La sensazione di “perdersi” nel bosco, senza troppe interruzioni, rende sicuramente il percorso ancora più immersivo, quasi a far sentire il contatto diretto con la natura. Il “Cristo degli Ernici” ha sicuramente un grande significato per la comunità locale, non solo per la sua valenza religiosa, ma anche per il legame profondo con il territorio e la sua storia. Il progetto, realizzato dal CAI di Alatri, rappresenta una fusione tra arte, spiritualità e natura. La scelta del masso affiorante a M. Peccia, con il volto del Cristo scolpito dallo scultore Sandro Benassi, evoca un forte simbolismo: il volto del Cristo che emerge dalla pietra sembra incarnare il concetto di “rinascita”, di una forza che proviene dalla terra stessa. Il “Cristo degli Ernici” diventa così non solo una scultura, ma anche un punto di riferimento culturale, che celebra l’identità storica e culturale della zona. La montagna, la pietra, e la figura sacra si intrecciano in un messaggio che supera il semplice significato religioso per arrivare a simboleggiare l’unione tra uomo e natura, storia e spiritualità. La scelta di iniziare nel 2016 e portare a termine questo progetto ha sicuramente richiesto un impegno non solo economico, ma anche di sensibilizzazione e condivisione della comunità locale. Scarica il file *pdf Note tecniche Sentiero 608 / 609 CAI Luogo di partenza Certosa di Trisulti Altitudine 1.484 m Lunghezza 10,86 km Dislivello Positivo 657 m Dislivello Negativo 657 m Difficoltà Facile Durata 4:30 h A chi è rivolta Tutti allenati Presenza di acqua potabile Inizio sentiero nei pressi della Certosa di Trisulti Luogo di ritrovo Parcheggio antistante Certosa di Trisulti Punti di interesse Certosa di Trisulti-Ponte dei Santi-Sorgenti di Capo Fiume Flora Leccio-Faggio-Tasso Fauna Lupo, Cinghiale, Capriolo, Istrice, Tasso, Faina, Aquila Reale Gruppo montuoso di appartenenza Monti Ernici Criticità del percorso Nessuna Punti di interesse limitrofi Eco Museo Collepardo-Pozzo D’Antullo-Grotte di Collepardo Periodo dell’anno preferito Tutto l’anno
Fontana dell’era – percorso

La Fontana dell’Era si trova sul Monte Tesoro, un’area montana situata nei Monti Ernici, vicino a Prato di Campoli (comune di Veroli, in provincia di Frosinone). Si tratta di un punto di riferimento noto principalmente agli escursionisti che percorrono i sentieri della zona, come il vecchio Sentiero Italia. Per visitarla, è consigliabile fare riferimento ai percorsi escursionistici locali. Un itinerario popolare parte da Prato di Campoli e passa per la fontana, proseguendo poi verso le vette di Monte Tesoro e Puntone Mugliera, altrimenti come nella mappa indicata, si parte da località “LO STALLONE” ad una altitudine iniziale di 736 m e nei pressi di Civita di Collepardo. È un luogo immerso nella natura, lontano dai circuiti turistici classici. La “Fontana dell’Era” è una fontana naturale, una sorgente di montagna utilizzata dagli allevatori e collegata a sentieri e panorami suggestivi che portano verso le vette del Monte Tesoro e del Puntone Mugliera. Non è una fontana storica, ma un punto di interesse naturalistico per escursionisti. Scarica il file *pdf Note tecniche Altitudine 1065mt Lunghezza 6,6 Km A/R Dislivello Positivo 317mt Dislivello Negativo 317mt Difficoltà Facile Durata 3h soste escluse A chi è rivolta Tutti Presenza di acqua potabile Fontana arrivo percorso Luogo di ritrovo Strada Provinciale SP 224 Flora Carpino Nero- Cerro – Leccio Fauna Istrice – Tasso- Cinghiale Punti di interesse limitrofi Certosa di Trisulti – Pozzo D’Antullo – Valle dei Santi
Canterno in MBK – percorso

Il Lago di Canterno è un bacino lacustre carsico di origine naturale situato nel settore centrale dei Monti Ernici, in provincia di Frosinone (Lazio). Il lago occupa una depressione carsica sviluppatasi in un contesto geologico prevalentemente calcareo, tipico dell’Appennino centrale. Il suo bacino imbrifero interessa i territori comunali di Fiuggi, Ferentino, Fumone e Trivigliano ed è incluso nella Riserva Naturale Regionale del Lago di Canterno, istituita per la tutela degli ecosistemi lacustri e delle emergenze geomorfologiche locali. Dal punto di vista idrogeologico, il Lago di Canterno è caratterizzato dalla presenza di un emissario sotterraneo, noto come Pertuso, che regola il deflusso delle acque attraverso il sistema carsico ipogeo. Questo meccanismo è responsabile del peculiare fenomeno del “lago fantasma”, ovvero di periodiche oscillazioni del livello idrico, che possono portare a fasi di quasi completo prosciugamento del bacino alternate a rapide fasi di riempimento. Tali dinamiche rendono il lago un caso di studio rilevante per la dinamica dei sistemi carsici e per i processi di interazione tra acque superficiali e sotterranee. La vegetazione del Lago di Canterno è strettamente legata alle oscillazioni del livello idrico e alle caratteristiche dei suoli alluvionali e calcarei. L’area lacustre ospita comunità igrofile e idrofile tipiche degli ambienti umidi dell’Appennino centrale. Lungo le sponde si sviluppano canneti dominati da Phragmites australis, accompagnati da Typha latifolia e Scirpus spp., che svolgono un ruolo fondamentale nella fitodepurazione delle acque e nella stabilizzazione dei sedimenti.Nelle zone periodicamente emerse sono presenti praterie umide e vegetazione pioniera, adattate a condizioni di alternanza tra sommersione e disseccamento. I versanti circostanti sono caratterizzati da boschi mesofili e sub-mediterranei, con prevalenza di querce caducifoglie (Quercus pubescens, Quercus cerris), carpino nero (Ostrya carpinifolia) e orniello (Fraxinus ornus), che contribuiscono alla biodiversità dell’area protetta. Fauna Il Lago di Canterno rappresenta un importante habitat per l’avifauna, in particolare per specie legate agli ambienti lacustri e palustri. Sono presenti uccelli acquatici stanziali e migratori, tra cui anatidi, rallidi e ardeidi, che utilizzano il lago come area di sosta, alimentazione e nidificazione lungo le rotte migratorie.L’ecosistema ospita inoltre una fauna anfibia significativa, con specie come rane e tritoni, favorite dalla presenza di acque basse e vegetazione ripariale. La fauna ittica è composta principalmente da specie adattate a bacini con forte variabilità idrologica, mentre nei boschi circostanti trovano rifugio mammiferi di media e piccola taglia, tra cui volpi, istrici e mustelidi. Scarica il file *gpx Scarica il file *pdf Note tecniche Luogo di partenza Lago di Caterno Difficoltà Facile A chi è rivolta Tutti Itinerario realizzato in collaborazione con