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Macchia Moretta – Percorso inclusivo

L’anello di Macchia Moretta si sviluppa lungo l’antica viabilità che, un tempo, collegava la montagna alla pianura per le vie della transumanza, i fondi rurali all’abitato, i territori di confine attraverso i sentieri che risalivano i versanti montani.

Queste antiche strade per lo più dimenticate con l’abbandono delle attività legate ai campi, alla montagna e alla pastorizia, mettono in relazione i borghi con il paesaggio circostante e rappresentano oggi un patrimonio unico attraverso il quale scoprire e conoscere il territorio, la sua storia e la comunità che lo abita.  

Con il progetto Edugreen vogliamo valorizzare questo patrimonio in chiave inclusiva coinvolgendo tutti nel processo di riscoperta e recupero. 

Macchia Moretta è l’antico toponimo con cui si indicava la macchia di Vico nel Lazio che copre la parte orientale del territorio comunale al confine con il comune di Collepardo.
Ci troviamo a circa 750 m s.l.m. alle falde dei monti Monna (1951 m) e Rotonaria (1753 m) nella catena dei Monti Ernici.

Il nome deriva da ‘mòrétta’, la forma dialettale del muretto a secco (cfr. Aggiunte e postille al Vocabolario del dialetto di Vico nel Lazio di S. Jacobelli, 2024).
I muretti a secco che caratterizzano questo paesaggio venivano costruiti con pietre prese in loco senza uso di leganti o malte. Queste opere a secco non solo delimitavano i confini dei fondi ma avevano l’importante funzione di trattenere il suolo ed evitarne l’erosione.
I muretti di Macchia Moretta sono particolari per le pietre utilizzate.
Le rocce della zona, che si osservano percorrendo l’anello, sono delle brecce cementate, dei conglomerati di frammenti di roccia spigolosi che ci raccontano come si è formata l’area tantissimo tempo fa.
Se si osserva da lontano, la Macchia di Vico si presenta come un leggero declivio spianato ai piedi del monte Monna delimitato ad est dalla Valle del Rio. Questa superficie non è altro che un gigantesco paleoconoide, un accumulo abbondante di detriti trasportati dalle antiche acque di erosione lungo il versante del Monte Monna.

Sopra questi detriti cementati è cresciuto un bosco dominato dalle querce (cerri e roverelle).
La Macchia è stata gestita per tanto tempo dalla Comunità di Vico principalmente per produrre frutti (ghiande e castagne) ed anche per il taglio di legna in caso di bisogno. Il bosco veniva dato in affitto a privati con contratti che stabilivano precise modalità di uso. I proventi dell’affitto erano fondamentali per le finanze comunali.

Lungo quella che oggi è la pista ciclopedonale, passava la principale via di comunicazione con l’Abruzzo. La Via Marsicana era una importante via di transito che attraverso i secoli ha collegato questi territori di confine in continua evoluzione.

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Badia di San Sebastiano

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